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Reti a maglie: ripresa fanta-internettiana

Quando nel 2006 fornimmo il primo hotspot veneziano, aprendo deliberatamente il router del nostro studio in Fondamenta della Misericordia, la cosa fece un certo scalpore, tanto che ci guadagnammo qualche titolo di giornale, e non solo. La fondamenta in quel periodo era popolata da gente con i computer, fossero studenti che volevano navigare con un uno spritz o qualche avveduto giapponese. La cosa appariva un po’ bizzarra al tempo. Ricordo che così facendo si infrangeva la legge anti-terrorismo, il famoso decreto Pisanu che vietava espressamente gli hotspot: per accedere ad una rete era necessario essere identificati, perchè, per dirla prosaicamente, qualcuno avrebbe potuto organizzare un attentato connettendosi al tuo router. E non ci fermammo lì… Ma ne è passata di acqua sotto i ponti, e non solo quelli venexiani.

Forse presto, come gli stundenti hongkonghesi (si dice così?) apprenderemo ad organizzarci attraverso reti a maglie…

Al di là degli afflati rivoluzionari, nella rivolta degli studenti di Hong Kong trovo interessante l’utilizzo innovativo del web: http://espresso.repubblica.it/internazionale/2014/10/02/news/hong-kong-firechat-e-le-reti-della-rivolta-1.182805 . In assenza di un provider centrale, tagliato ovviamente fuori dalla censura, gli end-user si auto-organizzano e diventano provider di se stessi, in un’altra parola… fanno rete. La massa fa rete, non è una cosa scontata.

Ne parlavo in un mio post precedente, dato che il tema mi affascina da un punto di vista politico e fantainternettiano… https://criticospazio.wordpress.com/2012/04/14/rete-a-maglie-la-nostra-liberta-tra-ragni-giganti-e-nuvole/.

…il tema è: la rete è una grande rivoluzione democratica o è qualcosa che un grosso ragno sta tessendo per intrappolarci? forse nell’iperbole della relazione, nel flusso vomitante di dati e messaggi è nascosta un’enorme trappola? Parafrasando quello che Richard Stallman ha detto di Steve Jobs “il computer come una prigione cool, concepita per privare gli stupidi della loro libertà”.

Qui si parla di decentramento di internet, di reti “a staffetta” tra dispositivi o addirittura COSE (frigoriferi, penne, tavoli, lampade etc etc con un indirizzo IP e in collegamento tra loro, ovviamente in tutto questo ci sono anche gli esseri umani poveretti…), senza provider centralizzati e centralizzanti, tutti temi legati con il controllo e la cosiddetta “privacy”. Consideriamo che il cloud computing è detentuto oggi da 4-5 aziende mondiali.

L’idea è che quella che finora abbiamo chiamato “rete” non rappresenta altro (ancora) che i fili di un grande burattinaio. In realtà presto non avremo più bisogno di provider o di operatori telefonici a darci la connessione. Anzi, meglio, forse non si tratterà più nemmeno di telefonini, ma saranno frigoriferi, frullatori, oggetti di qualsiasi tipo, a rimbalzare informazioni… chissà, magari anche la struttura atomica degli oggetti potrà avere un indirizzo IP… potremo cercare le nostre chiavi di casa smarrite, con un motore di ricerca… il cloud sarà obsoleto, i nostri dati saranno sì salvati in una memoria universale e diffusa, ma frammentati e ricomponibili solo secondo la mappa del nostro criptogramma…

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